I vini delle sabbie di Corte Madonnina

Filari inerbiti

Il mare a poche centinaia di metri dai filari

Sovente esaltiamo terroir blasonati, colline meravigliose, boschi e montagne. Certo ci sono zone universalmente riconosciute per essere necessariamente vocate alla produzione di vini, e che vini! Ci sono poi singoli appezzamenti di terreno, versanti di alcune singole colline, addirittura solo alcuni filari che danno vita a vini eccezionali, perfetti. Se poi ci imbattiamo anche in un'ottima annata, grazie ad un clima e a un meteo particolarmente gentili, allora sì che siamo davanti a vini irreplicabili e unici. Vere perle che i tanti, forse, non potranno mai assaggiare.

 

Una delle cose belle e affascinanti che mi hanno fatto avvicinare al mondo enogastronomico è sicuramente la varietà della tavola, che compone l'intero scacchiere della nostra Italia. Forse lo ripeterò, ma vi siete mai accorti che ogni 25-40 km cambia la cucina, cambiano le tradizioni, cambiano gli ingredienti e i vini? Un esempio che porto sempre riguarda il mio principe, il tortellino: bolognese, modenese, cappelletto romagnolo e reggiano, anolino parmense e piacentino. Ci sono anche quelli veneti di Valeggio sul Mincio o gli agnolotti piemontesi. Sempre di pasta ripiena discutiamo, certo, ma cambiano anche solo di poco, la forma, la chiusura, il ripieno e la cottura. Vi pare abbastanza? 

Dalla scodella torniamo al calice, e facciamo un paragone. Ogni pochi chilometri troviamo vini differenti e dalle famose montagne valdostane e altoatesine o dall'Etna, dal Vulture, scendiamo sulle colline di tutta Italia e poi nelle valli, lungo i fiumi, negli altopiani e nelle pianure alluvionali.
Poi andiamo al mare dove il Po sfocia nell'Adriatico e più precisamente subito dietro il Delta del Po, su quelle terre strappate al mare dall'uomo dove tempo fa c'erano isole di sabbia e paludi, canne e acque salmastre. Ma prima? Con la necropoli di Spina sono stati rinvenuti importanti insediamenti greco-etruschi risalenti al VI secolo a.C., poi le invasioni dei Galli, i Romani e la sempre più importante Ravenna con la flotta d'oriente di Ottaviano alla fonda a Classe. Ferrara e Comacchio, i Bizantini, il tempo che corre, i cambiamenti e le necessità delle popolazioni di trovare terreni coltivabili o sfruttare le paludi e le navigazioni.

Le stagioni si rincorrono e anche le vendemmie. Il mare si allontana, l'uomo lo aiuta, serve terra, il grano non cresce nell'acqua, nemmeno in quella salata. Qui non troviamo un contesto ideale per la produzione di vini, soprattutto a livello geologico, per questo motivo si sviluppa una vitivinicoltura singolare, unica, intrigante.

Mettiamoci anche il clima, caldo e molto umido che non aiuta di certo la produzione. La vicinanza del mare però concede una discreta escursione termica tra giorno e notte offrendo poi nei vini una finezza aromatica tutta particolare, delicata e ammaliante.

I terreni composti anche dal 95% di sabbia hanno tenuto a distanza la terribile fillossera che devastò i vitigni di tutta Europa tra '800 e primi del '900. Nelle sabbie l’afide non si sviluppò lasciando però vivere le viti. A differenza di quasi tutto il panorama nazionale, qui le piante hanno il piede franco, cioè non devono essere innestate su un piede americano, resistente al parassita. Se ne deduce quindi che nelle sabbie, possiamo trovare viti realmente antiche. Sappiamo anche che le viti con piede franco hanno una longevità maggiore e scopriamo piante anche di 80 anni. Da impianti così datati possiamo ottenere frutti migliori che ci offrono delle peculiarità interessanti, complessità e una fine aromaticità.

 

“A proposito... la meravigliosa Abbazia di Pomposa risale al IX secolo, in età longobarda, ed è uno dei più importanti esempi di architettura romanica del Nord Italia. Era inizialmente circondata dalle acque e una comunità monastica era già stanziata qui nel VI e VII secolo”.

 

I vini prodotti in queste particolari zone fanno parte della DOC Bosco Eliceo tra le province di Ferrara e Ravenna. Noi andiamo a Pomposa di Codigoro FE.

Nella DOC Bosco Eliceo le uve che si allevano sono l’autoctono Fortana, Merlot, Sauvignon, Trebbiano Romagnolo, Malvasia.
Il Fortana sembra sia stato introdotto da Renata di Valois, figlia di Luigi XII di Francia andata in sposa a Ercole II d'Este. Un'uva proveniente dalla Côte-d’Or della Borgogna, chiamata infatti anche uva d'oro o uva francese e la ritroviamo anche in certe zone del  parmense. Sotto l'ombra del campanile dell'antica, meravigliosa, unica e spettacolare Abbazia di Pomposa, troviamo un produttore di vini delle sabbie, Corte Madonnina.

Dalla cura della vigna inizia il percorso di qualità che da 60 anni viene intrapreso dalla famiglia Scalambra, percorso che prosegue in una cantina dotata di moderne tecnologie per produrre circa 50.000 bottiglie dai 6 ettari aziendali. Anni di investimenti hanno permesso di alzare il livello qualitativo dei vini di Corte Madonnina e ho avuto il piacere di assaggiarne alcuni. Vittorio, il titolare, come tutti i bravi vignaioli mi parla del suo vino come di un figlio, esaltandone le caratteristiche ma prima di tutto mi parla del lavoro che precede la stappatura di ogni bottiglia, dal lavoro tra i filari e la cura della vigna, alle attenzioni in cantina. Con costanza e attenzione ai particolari, ogni anno è diverso, ogni stagione fa la sua storia e di storie da raccontare ce ne sarebbero centinaia, forse migliaia.

 

Una menzione al padrone di casa, Fortana Bosco Eliceo DOP 2021 che sviluppa un 11,5% di alcool. Il colore rosso rubino ci anticipa che al naso avvertiremo piccoli frutti rossi croccanti, non troppo maturi, melograno, spezie come timo, foglie di origano e pepe spiccano su un altro fine bouquet speziato di sottofondo, un ricordo di liquirizia è lì, sul finire. Leggermente intenso ma una bella persistenza olfattiva fa da anticamera all’importante sapidità che arriva al palato dove spiccano erbe aromatiche regalandoci un finale leggermente amarognolo dove il tannino, robusto, sguazza. 

Direi ottimo con un piatto tipico della zona come la grassa anguilla, al modo di Comacchio, in umido.

 

Vorrei però menzionare il Deusdedit 2022, un meraviglioso Incrocio Manzoni che, qui sulle sabbie, esprime una vitalità inaspettata anche se, dal racconto di Vittorio, non è un vigneto datato ma piuttosto giovane.

Uve raccolte prima di ferragosto, a giusta maturazione, perché qui il caldo torrido e umido regola spesso la vita di ogni essere vivente.

Con estrema attenzione quindi nel mantenere una temperatura controllata in cantina, si vinifica in bianco. Dopo i travasi di routine, il vino affina 60-90 giorni in barrique di rovere americano prima di riposarsi 6/7 mesi in bottiglia. Una volta invece nel calice si nota un giallo paglierino di media intensità ma spicca una certa consistenza del liquido, il naso è pieno, profondo con le note sottili e taglienti del Riesling Renano, che compone l’Incrocio Manzoni, che ci riportano a sentori agrumati. Note di vaniglia e cedro candito si rivelano grazie al legno americano dell’affinamento.
Il sorso è la cosa più sorprendente poiché sulle sabbie non ci aspetteremo nulla del genere. La notevole freschezza, non straripante, viene domata da un tenore alcolico del 13%, la sapidità viene regolata da parti morbide eleganti e nel complesso il vino risulta perfettamente equilibrato, fine, elegante, aristocratico.

Da abbinare a piatti di pesce, anche in crudité, a pasta alla marinara, a carni bianche grigliate. Oserei una piuma da cortile cucinata al forno.

 

Piacevolmente sorpreso, saluto Vittorio Scalambra e ci diamo appuntamento per assaggiare i suoi vini con i piatti di cui sopra magari in un ristorantino di Comacchio, tra i suoi canali. Sorpreso perché ho avvertito la voglia di far uscire dall'oblio i vini delle sabbie e collocarli dove dovrebbero stare, non sono vini scontati o banali ma vini che accompagnano bene una larga fetta della cucina italiana e la freschezza e leggerezza del Fortana in purezza mi rimanda a piacevoli serate in compagnia. Interessanti anche le versioni frizzanti e gli abbinamenti che si possono fare.


Ora cala il sole, scende la nebbia e tutto, a breve, scomparirà alla vista come se non ci fosse mai stato. Sarà questo il segreto dei vini delle sabbie?

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