Vinificazione in bianco

Per produrre vini bianchi è necessario separare immediatamente vinaccioli, cioè i semi e vinacce, ovvero le bucce dal prodotto pigiato. Mentre i vinaccioli dislocherebbero tannini, le bucce, ricche di polifenoli, trasferirebbero nel mosto in fermentazione le sostanze coloranti. Questa tecnica la si può utilizzare anche nel caso di vinificazione in bianco da uve nere.

Dopo la pigiatura si esegue la diraspatura cioè la separazione degli acini dal raspo e questo potrebbe avvenire contemporaneamente utilizzando apposite macchine pigiadiraspatrici.
Avviene poi la sgrondatura ovvero la separazione della parte liquida dalle bucce, le quali, saranno poi pressate per recuperare tutte le parti liquide.

Ora la parte liquida, il mosto, viene fatta decantare e sarà filtrata per poter ottenere una buona limpidezza.

Saranno poi avviate le operazioni di fermentazione prestando attenzione al contatto con l'aria e tenendo sotto controllo le temperature. Il contatto con l'aria potrebbe inficiare la qualità organolettica del futuro vino avviando una ossidazione enzimatica dei polifenoli. Per questo potrebbe essere necessario l'uso di solfiti che proteggeranno il vino con azioni antisettiche e antiossidanti.

La fermentazione è un processo che produce calore, per questo è essenziale controllare la temperatura, che non deve superare i 22°C, mediante l'utilizzo di fermentatori coibentati con impianti di refrigerazione.

Dopo la fermentazione il vino può essere filtrato per eliminare le fecce, ossia i lieviti esausti, poi viene travasato, per l'affinamento, nei vasi vinari dove rimane in un tempo definito dal vignaiolo per ottenere un preciso prodotto.

Infine avviene l'imbottigliamento con un possibile ulteriore affinamento in bottiglia per un dato periodo e il vino è pronto per il commercio.

I processi di vinificazione possono passare anche attraverso diverse tecniche che hanno lo scopo di preservare il vino da difetti e problemi.


La fermentazione in riduzione ad esempio prevede la totale mancanza di contatto con l'arie, quindi con l'ossigeno, in tutto il processo produttivo, dalla raccolta fino all'imbottigliamento. Per evitare il contatto con l'ossigeno vengono usati gas come anidride carbonica, argon o azoto. Uno strato di gas sopra il mosto provoca una protezione contro il contatto con l'ossigeno ed estraendolo dal liquido sottostante. 

Con questo procedimento si riduce l'utilizzo di solforose e acido ascorbico ma serve la massima attenzione in ogni fase della produzione.

Per produrre vini macerati è necessario lasciare le bucce a contatto con la parte liquida trasferendo in essa più sostanze polifenoliche anche se, nelle uva a bacca bianca, la presenza di polifenoli e tannini è molto limitata. Se il tempo di macerazione fosse lungo, noteremo un colore del mosto assai aranciato per l'eccessivo passaggio di tannini dalle bucce e potremmo ottenere a questo punto degli Orange wines.

Per i vini bianchi si potrebbe procedere anche con la fermentazione in barrique, botti di legno di piccola dimensione (225-228 lt). Non si consiglia l'affinamento in barriques di vini bianchi già fermentati per non modificarne le proprietà aromatiche con considerevoli sentori di legni (più tipici nei rossi affinati) vista la loro più esile struttura e complessità aromatica. Durante la fermentazione in legno è necessario fare rimanere i lieviti in sospensione con frequenti rimescolamenti, o bâtonnage, una volta avvenuta la loro decomposizione, autolisi, i lieviti vengono lasciati per diversi mesi nei contenitori senza filtrazioni. Le fecce, così chiamati i lieviti decomposti, rilasciano nel vino costanze colloidali che legano polifenoli e tannini donandoci sensazioni di morbidezza.

L'uso di legno però, potrebbe compromettere quella ricerca di freschezza tipica dei vini bianchi, si evita quindi, dopo l'autolisi, la partenza della fermentazione malolattica (trasformazione dell'acido malico che da sensazioni di "verde" e "acerbo" quindi più acidità in acido lattico dando sensazioni più morbide e mature) che avviene in ambienti poveri di acidità e in situazioni di incremento della temperatura sviluppando maggiormente la sensazione di rotondità. Potrebbe essere evitabile con utilizzo di anidride solforosa quando termina la fermentazione alcolica.

Con la criomacerazione, invece, otterremo vin con la massima estrazione di sostanze organolettiche grazie alla macerazione fino a 12 ore, a basse temperature (5°C), delle bucce con il mosto prima della fermentazione.