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La Romagna nascosta

Aggiornamento: 14 ott 2020

Salendo verso Santa Sofia provenendo da Forlì, si attraversano diversi bellissimi borghi antichi dove i muri di sasso prendono il posto dei mattoni, il verde dei boschi copre i calanchi biancastri e il cielo diventa azzurro. Si incontra Meldola e prima di entrare a Civitella di Romagna si arriva a Cusercoli. A destra, sulla strada provinciale 4, nascosta da un importante giardino si trova una dimora del XVIII secolo. Come sempre, capito per caso e forse, "capitare per caso", si rivela una meravigliosa esperienza. Mi accoglie la simpatica Signora Giovanna, la proprietaria, che dopo le presentazioni passa la parola alla figlia Renata. Allora, qui si parla il "Sangiovese", una lingua senza incertezze di pronuncia, schietta e franca. E questo la dice lunga. Sugli 11 ettari vitati dell'azienda agricola ben 10,5 sono a Sangiovese e un mezz'ettaro a Merlot. 

L'azienda esiste dal XIX secolo e l'antenato Annibale Bernabei, uomo di grande spessore culturale, umanistico e produttivo preparava il terreno, letteralmente parlando, per una produzione di eccellentissima qualità. La Signora Valeria, altra figlia della "supervisor" Signora Giovanna, prosegue il lavoro dell'antenato con passione, tenacia e sacrificio. Ingredienti che spesso portano a grandi soddisfazioni. Qui si lavora la Terra, qui si fa il Vino. Donna o uomo che tu sia, qui si lavora con passione. Attenzione alla genuinità del prodotto portano anche ad annate dove non si imbottiglia per non abbassare la qualità dei vini nel tempo. Le rese mai superiori al 65% con raccolte tassativamente a mano mantengono altissimo il livello di qualità del prodotto


“A proposito... da Forlì, percorrendo la provinciale 4, ci si dirige verso la diga di Ridracoli. Attraverseremo Meldola, Cusercoli, Civitella di Romagna, Galeata, Santa Sofia. Poi si arriva a Ridracoli. Qui possiamo divertirci con le innumerevoli attività proposte, in particolare un'avvincente visita della diga con il battello con guida a bordo. Le camminate e i sentieri ci fanno immergere in una natura lussureggiante. Siamo nella zona delle Foreste Casentinesi un luogo dove esistono ancora boschi incontaminati, dove la natura prende ancora il posto che merita. Per una sosta, dove consumare un pasto coi fiocchi, consiglio L'Osteria di Via Zannetti a Galeata, menù di grande rispetto che non si accontenta di proposte banali e che rende speciali piatti "quotidiani". L'ottima Roberta macina chilometri sfiorando i tavoli e Marco esce dalla cucina e con passo sicuro mette gli avventori a proprio agio. Carta dei vini sistemata con grande attenzione del territorio“.

Inizio gli assaggi con l'outsider Merlot, vitigno internazionale che qui trova una sua dimensione. "Santagnese" è un 2015 in purezza che sviluppa un bel 14,5% di gradazione alcolica e dal colore rosso rubino intenso ci regala al naso un bouquet di frutti rossi e neri maturi, mirtillo mora nera e lampone con un insieme di piccoli frutti rossi in confettura. Un buon sorso che conferma i sentori fruttati ed evidenzia pepe nero, tabacco e un leggero tostato. Tannini morbidi e leggeri. Intenso, persistente, quasi lungo. Caldo, morbido e suadente. Adatto a piatti di media struttura a base di carni rosse e cacciagione sia da piuma che da pelliccia o formaggi di stagionatura media. Da provare con un brasato al merlot in salsa con frutti rossi e pinoli.

Passo al Sangiovese in purezza "Annibaldo" 2015. Che si presenta con un 14,5% di alcool. Rosso rubino con riflessi granati, il naso è floreale e fruttato, viola e rosa appassita si mescolano a ciliegia sotto spirito, mora, lampone e confettura di fragola. Spezie, pepe bianco, leggera vaniglia. Intenso al palato i frutti neri e rossi diventano confettura mentre sul finire melograno, rabarbaro, bosso cuoio e spezie ci fanno tornare con i piedi per terra, anzi, sulla terra. I tannini non sono spigolosi e ruvidi ma ben ammaestrati. Giustamente acido, equilibrato ed elegante. Adatto a piatti strutturati con carni rosse, cacciagione, brasati ed arrosti, Degno di nota con formaggi di grande stagionatura. Lo proverei con un sincero piatto di strozzapreti al ragù di cinghiale.



Finisco con una perla l'"Allegretto del Farneto" un Sangiovese 100% del 2006. A questo punto ci sarebbero da spendere parole e parole ma invece la Signora Renata me lo versa e da subito mi sorprende la consistenza del liquido rosso rubino intenso con sfumature granate. Il naso è un intenso aroma di marmellate di frutti rossi e mostarde, tabacco e cuoio. Il palato, intenso e lungo si sofferma su frutti neri maturi, prugna secca, mora e ciliegia stramatura, vaniglia, spezie. Uno zucchero non invadente ben bilanciato da una acidità ben presente ma non incisiva. Complesso ed elegante. Un deciso 14.5% di gradazione alcolica da meditazione o da dessert. Pasticceria secca direi o una buona "brazadela", quella dura. Non è una raccolta tardiva o un appassimento su graticci o in fruttai, è un Sangiovese lasciato riposare in pace, al buio e in silenzio per 10 anni in botti di rovere e poi altri 4 anni in bottiglia. Per nasi e palati preparati.

Tanta roba!

Nel salutarci, la Signora Renata mi accenna che la sera prima per cena ha stappato un "Annibaldo" 1999. E che se avessi voluto mi apriva un "Annibaldo" 1996 ma per rispetto di quella bottiglia non l'abbiamo aperta. Io e "quella bottiglia" ci siamo dati appuntamento più avanti. Devo prepararmi.

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