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Quadalti, dietro le quinte della Romagna

Aggiornamento: 10 ago 2021

Da Imola, sali, verso le colline. Quando lasci la Via Emilia e svolti verso sud, sai benissimo che ti inoltri in un territorio dolce e maculato di vigneti e frutteti, boschi e campi coltivati, in un camouflage quasi perfetto perché le case coloniche e i piccoli borghi interrompono questa trama verde, verdastra, beige e marrone. Diverse aziende agricole fanno da oasi, nello stesso tempo contribuiscono al paesaggio e spesso puoi fermarti a comprare qualche prodotto, frutta, verdura, magari formaggi. Anche vino.

Beh si, il vino qui è di casa come del resto in quasi tutta Italia, ma il vino qui è da poco tempo che sta acquistando quel valore che dovrebbe avere avuto da tempo. Qui il vino è sempre stato grosso ed abbondante, ricco e casalingo. Così, scendendo la SS 9 Via Emilia fino a Rimini e forse oltre.

La conversione da tanto e mediocre a meno ma qualità probabilmente qui ha fatto soffrire le più datate generazioni più che in altre zone vitivinicole italiane.

Le potature verdi e i diradamenti, queste bestemmie diaboliche nel nome di una qualità mai richiesta, ci hanno messo un po' di anni ad entrare nel DNA di quei bravi ed onesti contadini che gareggiavano nelle sfida dei tini più saturi e ribollenti di mosti.

Quante vendemmie, quanti tini riempiti e svuotati.

Sui colli di Imola dal XIV secolo si sente parlare di Albana, vanto e pregio di una produzione che annoverava tra l'altro Trebbiano, Maligia, Garganega e Verdesa per le uve bianche e per le nere le dimenticate Grilla, Maiolo, Ziziga o Rubiola, rimane memoria invece della Lambrusca.

Passano i secoli e queste terre vivono le vicende storiche tra guerre, battaglie, passaggi di proprietà tra un signore ed un altro.

Il sovrano in rosso assoluto di queste colline che accompagnano ogni buon degustatore fino a Rimini si chiama Sangiovese e il primo documento che ne testimonia la sua presenza in Romagna è datato 1672, G. Sangiorgi e G. Zinzani nel loro libro "Sangiovese, vino di Romagna" edito da Valfrido ne raccontano la storia.

Oltre le colline, nel Granducato di Toscana, il Sangiovese era da qualche secolo la base per il Chianti.

Arriviamo al Settecento e le nuove idee portate dalla rivoluzione industriale contagiano anche i proprietari e i signorotti locali, la popolazione aumenta e si devono bonificare nuove terre, bisogna incrementare le produzioni. Con la bonifica di vasti terreni si rinnova anche il parco vitivinicolo, la pianura gode di questa ventata di innovazioni, ma in collina, viste anche le difficoltà morfologiche che ne derivano, si predilige una certa produzione specializzata di vini e la quantità spinge verso l'esportazione. Già nell'Ottocento i vini imolesi vengono riconosciuti come di eccellente qualità e proprio in quel secolo, alle consolidate varietà autoctone vengono affiancate, da alcuni nobili, quelle internazionali tra le quali Pinot Bianco, Sauvignon, Cabernet Sauvignon. Queste varietà vengono utilizzate anche nei blend realizzando vini diversi da quelli bevuti per secoli. Non di rado capitava che i più evoluti commercianti toscani per far fronte alla incessante e sempre maggiore richiesta di Chianti verso i mercati nazionali ed esteri, si rivolgessero ai produttori romagnoli per sopperire alle esigenze di magazzino.

Nella seconda metà dell'Ottocento viene fondata una cantina sperimentale per studiare e analizzare le qualità più adatte e consigliate per i nuovi impianti. Se vogliamo, possiamo collocare la svolta verso una produzione di qualità dei vini dei colli imolesi proprio in quel 1885 ma la terribile fillossera era già arrivata e iniziava a dilagare devastando per sempre la nostra storia enologica. Il maledetto parassita non aveva ancora finito la sua distruzione che la Prima Guerra Mondiale bussa alle porte e gli sconvolgimenti, giunti fin qui giù, mettono a dura prova i vignaioli dell'epoca. Non ci si può riprendere che il secondo conflitto mondiale piega ancora una volta l'economia e soprattutto quella in collina che ne risente particolarmente. I nostri viticoltori eroi però guardano avanti con un attenzione già posta sulla qualità anche se nel dopoguerra è ancora la quantità che condiziona i mercati. Del resto, come in tutto il Paese, gli anni '90 del Novecento sono quelli del rinascimento e della ristrutturazione della viticoltura nazionale e nuove ventate portatrici di entusiasmo contagiano tutto il settore. Sono gli anni in cui nuove tecniche e innovative tecnologie portano a risultati in cantina che poco prima non si potevano ottenere valorizzando maggiormente il già ottimo lavoro svolto sul terreno, in vigna.

Diverse aziende si ristrutturano buttandosi alle spalle quel lavoro secolare di cura della vigna rivolta alla quantità. I produttori si convertono dalla vendita alla sola ristorazione, come vino sfuso da tavola o in damigiane per il pubblico, alla vendita di vino in bottiglia con un'immagine ben curata e un marketing degno delle grandi aziende vinicole piemontesi o toscane. Neanche poco lentamente, la Romagna del vino risorge trascinando con se tutte quelle zone o sottozone che la costituiscono per intero, dai Colli Imolesi fino al mare con i Colli Riminesi e finalmente vengono alla luce tutte quelle incredibili realtà che per decenni, e forse secoli, hanno lavorato sì sulla sovrapproduzione con rese altissime ma anche, anticipando i tempi, sulla qualità che sarebbe stata richiesta tempo dopo.


Proprio sul confine della provincia di Bologna e Ravenna, tra i Colli Imolesi e quelli Ravennati troviamo una piccola azienda agricola che dagli anni '70 del secolo scorso, vive queste colline, respirando le sue brezze e scaldandosi ai raggi caldi di soli che possono ardere nei mesi estivi. Erano gli anni in cui Bruno e Luciano, colpiti dalle opportunità che regalavano quelle meravigliose colline, acquistarono il primo podere detto Marocchio, messo immediatamente a vigna. Come spesso accade, soprattutto tra i produttori di vino, questi nuovi proprietari vignaioli, si innamorarono della terra e del proprio lavoro, amore sostenuto sicuramente da prodotti che venivano riconosciuti come di accertata qualità. Passano pochi anni e con l'acquisto del secondo podere, La Zampona, l'azienda inizia a svilupparsi e a crescere. I figli di Bruno, Davide e Marco, ereditano la passione per il lavoro della terra e sostenuti dal padre e dallo zio Luciano acquistano due nuovi poderi, il Fondo Poggiale e il Fondo Cà di Sotto.

Ora, dei 100 ettari dell'Azienda Agricola Quadalti, 20 sono posti a vigneto, il resto a foraggio, frutta e cereali. Siamo sulle colline a ridosso di Riolo Terme RA, zona apprezzata per i celebri Colli di Faenza e il Parco della Vena del Gesso.


Il comune di Riolo Terme, situato nella valle del fiume Senio in un'attraente zona collinare tra Imola e Faenza, è conosciuto come "Città d'Acque". La storia di Riolo è antichissima, la sua fama deriva proprio dalle acque minerali, che per le loro proprietà terapeutiche, valorizzate già in epoca romana, l'hanno resa un'importante centro di cura e villeggiatura. Le sue terme, rinomate, hanno visto soggiornarvi tra gli altri Lord Byron, Artusi e Carducci“.
Le Terme di Riolo

Già il viaggio stesso per raggiungere la cantina merita tutto il tempo che prevede, i dolci pendii ti accompagnano fin davanti il cancello dell'azienda e il guardarli ristora la vista.

Ho avuto il piacere di conoscere Marco in un pomeriggio di fine febbraio a Faenza ad un evento dedicato al Sangiovese, "Vini ad Arte" nella splendida cornice di Casa Spadoni.

Concluse diverse degustazioni e disquisito delle nuove annate con molti produttori, prima di uscire, come ultima curiosità, mi fermo ad un banco di assaggio dove ho conosciuto l'Azienda Quadalti.

L'umiltà di Marco, quasi stesse chiedendo scusa per essere lì tra i grandissimi del Sangiovese di Romagna quelli che vengono da Castel San Pietro BO fino all'Adriatico, dalla pianura fino alla montagna, mi ha particolarmente colpito, la gentilezza e il piglio di chi sa fare il sui lavoro ma non lo sbandiera come l'unica cosa importante che ci sia da fare sulla Terra, in questa vita, Marco mi ha fatto capire anche che tiene nel palmo delle sue mani anche i valori per famiglia e tradizioni. Certo che chi fa vino, forse più di altri, ha una dedizione maniacale per ogni dettaglio che va dalla pianta alla bottiglia e così deve essere ma quest'uomo mi ha presentato il suo Sangiovese Superiore DOC Diamante Rosso come un dono della terra che lui ha solo seguito passo passo per metterlo in bottiglia. Il colore rosso rubino con riflessi violacei è quello che mi aspetto e così è, il naso è tipico, intenso, frutti rossi all'apice della maturazione e la ciliegia invece che è quasi confettura, fragolina di bosco e i fiori, viola e rosa che convincono al sorso. Pieno e avvolgente e di un certo corpo, quasi masticabile, i frutti rossi si amplificano e la giusta acidità bilancia il calore sprigionato. Il tannini, timidi, si sentono ma mai sfacciati, il contatto con il legno ammorbidisce il tutto con sentori di vaniglia e tabacco. Buon equilibrio e discreto corpo, un calice non basta. Ogni vignaiolo ha i suoi segreti e li custodisce nelle bottiglie che produce, noi, bevitori, assaggiatori, amatori passionali e perditempo del vino possiamo solo provare a capire se il tesoro che sta nel calice è meritevole di arrembaggi futuri o testimone di momenti meravigliosi. Questo Diamante Rosso è così com'è, lo assaggi, lo riassaggi e decidi che lo terrai nel cassetto delle cose belle.

Mi regala una bottiglia, il buon Marco, e giunto a casa lo provo in abbinamento ad un piatto di tagliatelle al ragù, normali, senza pretese e ad un brasato al Sangiovese, direi che comunque carni alla griglia, stufati e cacciagione da piuma si sposino stupendamente con questo prodotto.

L'Azienda produce altri vini, preziosi come i loro nomi, tra i quali menziono il Merlot Rubicone IGT Diamante Nero, il Pinot Bianco IGT Smeraldo, il Cabernet Sauvignon Rubicone IGT Corallo. Non me ne voglia Marco se non spendo righe per questi vini ma la mia favola con i Quadalti è iniziata con il Sangiovese Superiore e non vi è persona alcuna a cui ho fatto assaggiare questo vino che non abbia espresso favorevoli pareri. Vengono prodotti poi altri vini da Quadalti e vi invito a scoprirli sul loro sito Azienda Quadalti.

Invito Marco e Davide a proseguire sulla strada intrapresa, la vedo ricca di soddisfazioni e bere i loro vini arreca tale soddisfazione anche al bevitore, assaggiatore, amatore appassionato o perditempo del vino. Dietro le quinte della Romagna del vino ci sono decine di piccole e piccolissime aziende che aspettano solo il momento giusto per mettersi in mostra e presentare prodotti meravigliosi ed eccellenti. Non perdiamole!

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