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I piccoli grandi Colli Bolognesi - Alessandro Zanardi

Aggiornamento: 7 ott 2021

Un viaggio nel viaggio. La scoperta e la consacrazione di giovani vignaioli, speranza di un futuro, conferma del lavoro che si sta svolgendo e risultato degli sforzi del passato.


Siamo noi artefici della nostra vita o qualcuno ha già scritto per noi tutta la storia?

Sarà scritto nelle stelle o forse no? Sarà un beffardo gioco del destino? Perché non porci le stesse domande nell'ambito professionale, lavorativo allora? Facciamo realmente ciò che amiamo fare? Passiamo ore della nostra vita in luoghi in cui amiamo stare? Certo che a volte la soddisfazione economico-remunerativa potrebbe essere ben superiore a quella etica-professionale e questa ipotesi penso metta d'accordo un bel numero di persone. Mai chiesti se un medico lo faccia per vocazione o perché si guadagna bene? Magari spinto da ripercorrere le orme di un famigliare? Quindi quando vi metterà le mani addosso per un'indagine lo farà perché ama il suo lavoro o perché era conveniente farlo? Quante domande, ma una risposta potrebbe essere opportuna perché più di un terzo della nostra giornata la passiamo tra lavoro e spostamenti per raggiungere i luoghi di lavoro, quasi un terzo a dormire o riposare e quel che rimane lo passiamo a vivere, con tutto il significato che questa parola racchiude: amori, cultura, tempo libero, shopping, cura del corpo e tutte quelle cose che ci riempiono l'anima, il cuore.

Fatto sta che ci sono persone che hanno potuto scegliere la propria strada e probabilmente all'alba del secondo decennio del secondo millennio sembra quasi una banalità, scegli la scuola, la facoltà universitaria, qualche tirocinio e il gioco è fatto.

Ma quello che scegliamo è una forza che nasce dentro di noi o una strada che, in fondo, anche la famiglia di provenienza ci indica? Sento molti giovani che avrebbero voluto fare una cosa ma la famiglia timorosa che quella scelta non porti a nulla di buono, insista per fargli fare altro. Conosco geometri che dentro il loro cuore sono cuochi, periti meccanici che hanno lasciato pezzi di se stessi su libri di storia o grafici pubblicitari mancati che compilano moduli in qualche banca. Triste, ma purtroppo credo sia la quotidianità, una sorta di verità accettata e condivisa. Ci sono società in questo mondo occidentale in cui quando termini di essere produttivo, si dimenticano completamente di te, lasciandoti alla deriva e dove se sei stato previdente, speri di invecchiare bene, con almeno attorno le persone che ami. Poi arriva un momento, solo un momento, un attimo, in cui ci si gira indietro e si vede chiaramente tutta la vita, come essere in cima ad un monte e poter vedere dietro tutto il percorso che si è fatto, come un lungo viale illuminato da lampioni che man mano che lo sguardo si allontana, si avvicinano tra loro, si rimpiccioliscono e diventano flebili punti luminosi. Solo in quel momento, lassù, sopra tutto e tutti, si riesce a vedere se quel terzo della vita la si è sciupata o si è fatto tutto ciò che era possibile per onorarla e renderla quantomeno meravigliosa. Non importa se si avrà fallito, anche più volte, ma sarà importante sapere se in quei fallimenti c'è stata la consapevolezza di averci messo tutto, nel tentativo stesso di non fallire, lottando, sacrificandosi, provando e riprovando, rialzandosi ogni volta e guardando dritto negli occhi il destino gli si avrà detto "Scansati, oggi tocca a me!" Sperando non sia sordo.

Ma la cima di quel maledetto monte può attendere e possiamo volgerci a tergo molto prima di quel solo ed unico momento, magari anche più volte e possiamo correggere il percorso, modificando la strada che forse altri hanno scelto per noi.

Ora ridimensioniamo i discorsi sul senso della vita e torniamo con i piedi per terra, magari tra filari di uva.

Penso ai giovani vignaioli che stanno intraprendendo un percorso, spesso sfidando famiglie e forse anche i tempi, e penso che fare vino sia, oggi, una pulsione, una forza che nasca dentro portando a creare un prodotto per la felicità e la soddisfazione dei bevitori o assaggiatori, poi, solo poi, potrà essere del vignaiolo. Ma ci saranno annate in cui la grandine ad agosto li metterà in ginocchio, che la gelata di aprile li terrorizzi e altri eventi che saranno dispendiosi di energie, di forze, di mezzi e di risorse economiche, ma difficilmente sentiremo produttori gettare la spugna e rinunciare, abbattersi e abbandonare la strada intrapresa ma lotteranno, si sacrificheranno e rispetteranno quello che portano nel loro cuore, imbottigliare la felicità di bevitori, assaggiatori e dopo, solo dopo la loro. Un tale di nome Hermann Hesse scriveva: "Noi pretendiamo che la vita debba avere un senso, ma la vita ha precisamente il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle".

Per cercare una persona che probabilmente ha visto ciò che vuole fare molto prima di giungere su quella cima dove la visione della propria vita potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere più chiara mi devo inerpicare su verdi e boscose colline non lontano da Bologna. Questa volta non siamo in Valsamoggia ma percorriamo la SS 64 Porrettana in direzione Pistoia e di fianco a noi corre la ferrovia Bologna-Pistoia fondata nel lontano 1864. Giunti a Sasso Marconi la bassa valle del Reno si congiunge con la valle di Setta dove le tiepide correnti provenienti dalla pianura incuneandosi su per queste valli, scalderanno le colline e scioglieranno le nevi invernali più in fretta. Prima di Sasso Marconi, però, passato l'abitato di Pontecchio lasciamo la Porrettana e ci dirigiamo in direzione Mongardino, facile qui, farsi togliere il fiato dalla naturale bellezza di questi pendii che non sono morbidi ma erti, verticali, con le pareti di bianche arenarie del Contrafforte Pliocenico. Qui, dai 2 ai 5 milioni di anni fa, sorgeva un piccolo golfo marino e numerosi sono le testimonianze lasciate sulle rocce affioranti del mondo che era, spiagge battute dalle onde di un mare in cui sfociavano gli irruenti torrenti degli Appennini già in parte emersi.

Una delle meraviglie di questi territori, di questo angolo collinare è la differente morfologia che ha creato microclimi e ambienti quasi isolati l'uno dall'altro ove convivono a poca distanza una flora tipica della bassa montagna e poco più in là specie più rare, peculiari di zone più fresche e umide.

Nel 2015 proprio su queste ripide ed eterogenee colline pone le sua basi un giovane vignaiolo che conosce bene cime più alte, essendo lui, di origine trentina. Nel 2015 durante gli studi viticoltura ed enologia all’università di Trento decide di prendere in gestione alcuni ettari di vite degradati e abbandonati a Sasso Marconi, il giovane vede le potenzialità che queste colline nascondono e non ha dubbi, farà il suo vino proprio lì, su queste spiagge preistoriche. Nel 2016 esordirà con le sue poche prime bottiglie che gli consentono, comunque, di vincere un premio con Slow Wine per la qualità della sua Barbera.

Alessandro Zanardi ha visto quello che deve fare, quello che, mi auguro, volgendosi indietro un giorno, gli farà strappare un sorriso di soddisfazione, di compiacimento, di orgoglio.

Ora il giovane dedica tutto il tempo alla sua azienda, infonde tutte le energie nello sviluppo dei suoi sogni e studia per completare il percorso di laurea. Analisi del terreno, studi sulla varietà e sul clima convincono Alessandro, dal '17, a convertire con Grechetto Gentile le piante degradate di Riesling Italico, Carmenere, Merlot e ora i suoi 2,6 ettari, su 7 aziendali totali, prendono ombra dalle piante di Grechetto Gentile, Sauvignon Blanc, Albana, Trebbiano Romagnolo e Barbera.

Grande appassionato di bollicine, produce le sue prime bolle con vini rifermentati in bottiglia e il Pignoletto non sfuggirà da queste sperimentazioni.

Alessandro mi accoglie in un fine pomeriggio di luglio in un capanno che sta sistemando e che diverrà presto sarà la sua sede. Non so se abbia ancora perdonato il mio ritardo ma per arrivare in questo angolo di mondo perso tra lussureggianti boschi con scoiattoli che ti attraversano la strada e daini che ti guardano incuriosito a pochi metri mi sono perso. Bello perdersi tra queste verdi cime testimoni di mari antichi, peccato che mi stesse attendendo con i suoi vini e non sopporto arrivare in ritardo.

Il magnanimo giovane Zanardi dopo i saluti iniziali, le mie scuse, discussioni su terreni, di calastrino bolognese, Contrafforte Pliocenico, esposizioni, progetti futuri, scelte di vita mi porge due calici poi mi racconta che la sua azienda utilizza sistemi di lotta integrata avanzata, non usa assolutamente diserbanti, il limitato utilizzo di fitosanitari e questa filosofia comunque porta Alessandrto a utilizzare, da qualche anno, tecniche di sovescio per portare i terreni in ottime condizioni e migliorare la qualità delle sue vigne. Non forza la produzione, per mantenere un'ottima concentrazione limita le rese per pianta e regola finemente potature e diradamenti.

Ma i calici non rimangono vuoti a lungo, il primo si riempie di un metodo classico pas dosè assemblato con Albana al 40% e completato con Trebbiano che si fanno un bel 30 mesi sur lies.

Il naso è fine ed elegante, l'Albana non si nasconde ma, smorzata dal Trebbiano, ci dona turgidi frutti bianchi e gialli spinti verso sensazioni più eteree e morbide da un notevole tempo passato sui lieviti. Un bellissimo perlage ci anticipa il sorso, fresco, sottile e tagliente che non rimane sempre al centro della bocca ma prima della deglutizione si spande e mostra tutto carattere di un'Albana che non vede l'ora, dopo tanti mesi, di dare il meglio di sè. Questo uvaggio appare interessante e costruito da queste parti concorrerebbe alla pari di un più classico e caratteristico spumante romagnolo. Un tempo l'Albana era più comune sulle colline bolognesi e la chiacchera malinconica di alcuni anziani ritrova, in questa più moderna versione, un rinnovata giovinezza, una rivalsa della varietà accantonata in questi colli che sa riprendersi il posto che le spetta.

I calici si continuano a riempire con un Pignoletto Frizzante DOCG 2019 metodo Charmat e con un Pignoletto rifermentato in bottiglia, la prima versione risulta al naso discretamente intensa e persistente, le caratteristiche varietali del Grechetto Gentile si esprimono con ordine e chiarezza, tutto il terreno esplode al palato, fresco, sapido e sorprendentemente muscoloso, questo Pignoletto da piante giovani scalcia e vibra ma non decade mai nella omogeneità di altri suoi pari. Il Pignoletto Frizzante rifermentato in bottiglia DOCG 2018, dal canto suo, mi offre un colore giallo paglierino carico con lievi riflessi verdolini, il naso pungente, complesso e fruttato non nasconde una discreta gamma di fiori di campo, le bollicine meravigliosamente fini rimangono vellutate, mai graffianti. Il palato è fresco, ricco e chiude amarognolo, è un Pignoletto. Il pensiero va subito a fresche serate accarezzate da un leggero zefiro sul far del tramonto, dove ogni cosa è colorata di calde tinte da un sole stanco e desideroso, dopo aver posto su ogni cosa il suo intenso calore estivo, di riposo. Le sensazioni di questo rifermentato si concretizzano con una interessante porzione di freschi latticini con pochi giorni di stagionatura, un piatto di petto d'oca con la zucca, serenità e pacatezza.

Tra curiosità tecniche e sistemi Ganimede artigianali si intuisce palesemente che Zanardi ha una certa preparazione, l'estro e la creatività entrano in cantina non per sopperire a mancanze sul campo ma per ottimizzare e finalizzare il buon lavoro svolto tra i filari.

Orgoglioso del suo rosso più blasonato, Alessandro mi sporca il secondo calice con la Barbera Ferma DOCG 2017 che appare di un rosso rubino con riflessi violacei, aromi di piccoli frutti rossi, neanche tanto giovani ma anche in confettura. Il sorso è piacevole e caldo, non avvolge subito il cavo orale ma ne mantiene un ampio centro e la sua acidità innata, i suoi morbidi tannini la equilibrano e ne donano finezza, eleganza, noblesse.

Intanto questo tardo pomeriggio è diventato sera, il cielo non è ancora buio, ma già qualche stella fa compagnia alla prime luci di abitati lontani, le pronunciate e sinuose colline sono scure e il bosco soffia aria fresca, saluto Alessandro Zanardi, dobbiamo rivederci e scendo, per l'ennesima volta, queste colline che tanto mi si insinuano tra le valvole del cuore e che difficilmente le abbandonano. Questa volta non porto con me bottiglie ma sensazioni, ricordi, emozioni che un giovane vignaiolo mi ha regalato.

I pensieri si aggrovigliano, si annodano e si snodano, scendo verso la pianura ancora afosa dove mi accoglierà un curioso Morfeo, pronto a farmi mille domande sul vino appena assaggiato per accompagnarmi con agio verso un mondo di sogni dove non troverò posto per incubi.



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