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Si fa presto a dire Franciacorta

Aggiornamento: 7 apr 2021

Tra lago, pianura e colline, rimane spazio per qualche campanile e il cielo è immenso. Solo se guardi in alto però. Se vai sul lago d'Iseo, quando le sue acque si ributtano nell'Oglio, appena ad ovest di Paratico sei al confine occidentale di una terra che regala emozioni, di quelle forti, di quelle che potrebbero essere ricordate.

E' dal 1277 che si sente parlare di Franciacorta e se ne riparla nel 1429 quando il Doge Francesco Foscari ne definisce i confini comprendendo alcuni centri abitati ai quali oggi se ne sono aggiunti alcuni. Per intenderci siamo tra il fiume Oglio e Brescia con sopra, appoggiato, il Lago d'Iseo o Sebino. L'etimologia del nome Franciacorta non è chiara e diversi studiosi, nei secoli, hanno provato a tracciarne un origine dando vita a numerose ipotesi. Diversi popoli abitarono queste terre, i Galli Cenomani, i Romani, i Longobardi

e le testimonianze di lavorazione della vite sono assai antiche ma per parlare oggi di Franciacorta dobbiamo arrivare fino agi anni Sessanta con la fondazione e la nascita di alcune cantine. Nei successivi anni Settanta poi, altri imprenditori iniziarono a convertire alcune colture a vite grazie all'impulso di un movimento che scosse tutta l'enologia italiana.

Da quegli anni la Franciacorta conosce un successo esponenziale e diventerà un punto di riferimento nel panorama nazionale, e non solo, per la produzione di uno dei più importanti metodi classici. Le bollicine bresciane si fregiano della DOCG e dal 2008 la DOC "Terre di Franciacorta" per i vini fermi invece viene detta Curtefranca.

Gli ettari vitati non sono tantissimi, poco più 2000 e la scelta del Consorzio Franciacorta volge alla tutela dei produttori non creando un'offerta eccessiva.

Non abbiamo lasciato il bordo ovest di questo territorio, no, ci siamo fermati qui, in un pomeriggio tiepido di fine settembre perché la visita all'Azienda Agricola Bredasole merita un po' di tempo. Il toponimo Bredasole appare già nel 1810 in una mappa del catasto napoleonico ma ancor prima, molto prima, in questi luoghi potrebbe aver transitato il Sommo Poeta che dalla forma stessa della collina avrebbe preso ispirazione per ideare la struttura del Purgatorio.

Con una filosofia oggi molto interessante, Breadasole, intende congiungere storia e poesia accostando le più moderne tecniche di produzione e reputando il paesaggio vitivinicolo come parte integrante del territorio. Applicando una tecnologia a bassissimo impatto ambientale e adottando un sistema a difesa integrata, Bredasole si impegna poiché il prodotto, da solo, possa "dialogare" raccontando il territorio, il clima, il paesaggio e il lavoro dell'uomo.

E questo racconto, i fratelli Ferrari lo interpretano meravigliosamente attraverso i loro vini.

Mi accoglie il saggio Luigi Ferrari e senza indugio mi accompagna in cantina dove migliaia di bottiglie sonnecchiano nelle pupitre con il sedere all'insù. Intervallano le pareti di bottiglie grandi anfore in cocciopesto, un impasto di latterizi a grana fine, messo a punto per avere una porosità particolare e quindi poter scambiare ossigeno entro certi limiti permettendo una corretta e dosata evoluzione del vino qui contenuto.

Usciamo dalla cantina, discutendo di longevità e terroir e raccontando le ultime annate Luigi mi fa accomodare ad un lungo ed elegante tavolo in legno dove mi porge alcune bottiglie e calici.

Mi versa un Pinè, Rosè Brut millesimato 2017 composto da Pinot Nero e una piccola parte di Chardonnay che riposa lungamente sui rispettivi lieviti. Il colore, meraviglioso rosa cipria con bellissimi riflessi brillanti, evidenziano un fine perlage e il naso offre un ventaglio di piccoli frutti rossi ma spicca un melograno maturo e una indubitabile crosta di pane. Il sorso è piacevole ed intrigante, la crosta di pane diventa brioche e la persistenza invoglia ad un altro sorso. Fine ed elegante, un metodo classico sicuramente da menzionare.

Ma Franciacorta non è solo bollicine e la mia curiosità viene appagata quando Luigi con fare certo mi sistema in un piccolo calice a tulipano un liquido rosso e denso.

Trattasi dello Spigolato, un passito rosso da taglio bordolese. I grappoli spargoli di queste vigne vengono selezionati a mano e fatti appassire sotti i portici dell'azienda all'aria e al sole. Il colore è un bellissimo rosso rubino violaceo, gli aromi di frutti rossi in confettura e sotto spirito evidenziano lamponi e fragola e non nascondono un piacevole tostato. Il palato aggiunge note balsamiche e un tannino poderoso inaspettato, la persistenza è buona, lunga.

Direi di essere soddisfatto e nel salutare, il perfetto Luigi, mi allunga un vasetto di miele prodotto nelle arnie che hanno sulla collina, in testa ai filari. E se le api lavorano bene un motivo c'è, ad esempio aria buona e microclima ideale.

Se fossi in voi una gita da Bredasole la farei e se mi chiedeste dove mangiare vi saprò rispondere convinto di non deludervi. Buon viaggio!

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