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Marco Donati. All'ombra della montagna

Aggiornamento: 14 ott 2020

Bella accoglienza, azienda storica e interessante, eccellenti i vini.

Tante etichette tra le quali alcune grandi bottiglie da tener ben presente.

Parola d’ordine Teroldego Rotaliano! Anche se qui, a tutti gli effetti, si parla la lingua di tanti altri vitigni. Qui si producono vini dal 1863 con la sessa passione con cui si fanno ora, anzi, le moderne avvedutezze tecnologiche, mai troppo presenti, danno un valore alla già alta qualità dei vini prodotti. Ogni vitigno è allevato nelle zone più vocate per poterci offrire il massimo in termini di qualità e caratteristiche tipiche.

Ho avuto la fortuna di avere come guida l’esperta Elisabetta Donati, figlia dell’attuale “mister” che mi ha fatto fare qualche passo in vigna e visitare l’azienda, rivelandomi angoli ti un tempo che fu dove tradizione e passione si fondono. Con la disponibilità di Elisabetta ho potuto assaggiare diversi prodotti, passando dai bianchi ai rossi.

Marco Donati

Primo fra tutti l’autoctono Nosiola “Sole alto” annata 2019, giallo paglierino chiaro che con i suoi frutti bianchi e una nocciola sul finire si presenta fresco senza tralasciare una mineralità ben dosata. Da abbinare ad un delicato lavarello al burro e mandorle e comunque a pesci di lago o carni bianche con preparazioni non troppo saporite. Sono passato dal Muller Thurgau Trentino “Albeggio” del 2019, al Gewurtztraminer “Tramonti” 2019 dove il tipico naso fruttato tropicale e floreale lascia spazio ad una decisa mineralità. Da provare con un piatto di gamberi appena scottati con olio sale e pepe o con formaggi saporiti di media stagionatura. Sorprende con piatti speziati specie quelli asiatici. Il Gewurtztraminer Superiore raccolta tardiva 2018 da minima surmaturazione ci regala frutti gialli e tropicali anche canditi, al palato grasso e intenso, molto persistente e quasi lungo si firma molto equilibrato, fine ed elegante. Poi una perla, un Pinot Grigio Ramato 2019, una vinificazione in rosso che conferisce un particolare colore buccia di cipolla. Un tannino leggerissimo con sentori di frutti gialli e fragola di bosco, sapido e delicato. Decisamente intrigante. Questo particolare vino lo abbinerei a un prosciutto San Daniele o risotto ai gamberi. Passo al Lagrein “Rubino” 2019 e al principe, Teroldego Rotaliano DOC “Bagolari” 2018, che con il suo rosso rubino brillante ci regala frutti rossi maturi e spezie, al sorso arriva chiara una mora nera, lampone e ciliegia in confettura. Tannino ben ammaestrato e avvolgente rivela una decisa ossatura. Lo berrei con una tagliata di cervo cotto al vapore con abete bianco e condito semplicemente con olio del Garda, sale e pepe o un buon riso ai funghi porcini.


“A proposito... la Piana Rotaliana offre al turista attento molteplici punti d'interesse. Borghi, cantine, tanti castelli, natura, distillerie, storia e cultura della gente trentina. Qui tramandare le tradizioni e i costumi non è un eccezione ma la normalità. Merita una visita il Castello di Thun a pochi chilometri da Mezzocorona. Interessante la visita, ricca di storia in uno dei castelli meglio conservati di tutto il Trentino“.
Castello di Thun

Senza esitare accetto di assaggiare, anche spinto da una certa curiosità, il Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 2017. Una leggenda narra che un valoroso cavaliere dopo avere ucciso il drago lo porta in trionfo sanguinante per le vie del villaggio e da ogni goccia di sangue che cadeva nasceva una vite. Affascinante no? Bene anche questo vino è apparso tale. Dopo la fermentazione in acciaio con soffici follature, viene messo a riposare per 18 mesi in legni di primo, secondo e terzo passaggio per essere poi assemblato nella fase di imbottigliamento. Alla vista un bel rosso rubino intenso con riflessi granati, al naso intenso e persistente ci dona sentori di frutti rossi maturi e in confettura, al palato mantiene l'intensità anticipata e conferma i sentori di frutti rossi maturi, prugna secca e mora nera, pepe bianco e una terrosità intrigante, muschio e fieno. Tannino morbido e fine. Bella la persistenza. Direi che uno stufato di selvaggina da pelo sarebbe un bell'abbinamento, magari al dolceforte. Formaggi stagionati o da solo in calice ampio per un dopocena davanti ad un camino acceso. Finisco, purtroppo, gli assaggi con un eccellentissimo passito di Moscato Rosa. Basse rese, acinellatura dolce e grappolo spargolo fanno di questo vino una vera rarità. Il colore rosso chiaro brillante, arriva al naso con una discreta intensità e ci regala profumi di piccoli frutti rossi maturi, una delicata rosa e spezie dolci. Il sorso, intenso, è piacevolissimo e avvolgente, caldo e morbido. Persistente, quasi lungo. Una vera piacevolezza da abbinare a pasticceria secca, crostate ai frutti rossi, formaggi stagionati o erborinati e... lasciamo acceso il camino per godercelo da solo?

Mi congedo salutando l'eccezionale Elisabetta, porto con me un po' di ricordi ed attendo i momenti giusti per riassaporare questi prodotti di una terra meravigliosa tra erba e cielo, laghi e boschi.


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