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La Fattoria di Bagnolo, vini dal sangue blu

L’umiltà è quella virtù che, quando la si ha, si crede di non averla.

Così scriveva Mario Soldati. Anche perché credo che essere umili tra giganti potrebbe essere una strategia. Poi ne parleremo.

Ritorniamo in Toscana e questa volta, come anticipavo, siamo tra giganti del vino, tra quelli conosciuti in tutto il mondo. Qui gli Etruschi facevano già vino e anche i Romani. Questa zona era ricoperta di boschi e corsi d'acqua che scendevano dalle verdi e a volte imponenti colline. La decadenza e il crollo dell'impero romano lasciano piuttosto intatte queste terre dalla furia degli eventi, forse grazie al fatto che ai barbari non interessavano verdi colline e rivoli d'acqua fresca. Solo nell'VIII secolo appare il nome Clanti, una parola probabilmente etrusca legata all'acqua di cui la zona era ricca. Poi, nel medioevo qui ci si fa la guerra, fino al rinascimento, le potenti città di Firenze e Siena non se la mandano a dire. Il nome, come lo conosciamo ora, appare in documenti del XIII secolo in riferimento ad una certa Lega del Chianti, una zona amministrativa comprendente il contado di Radda, Gaiole e Castellina per regolarne i rapporti con Firenze. La lega aveva come emblema un Gallo Nero.

Nel XVII secolo partivano carichi di vino per una della nuove superpotenze dell'epoca, l'Inghilterra. Se per tutto il secolo successivo per la produzione del famoso vino si utilizzava ancora solo il Sangiovese, i primi anni del XIX secolo videro altri uvaggi far parte della produzione e dopo diverse sperimentazione il Barone Ricasoli tra il 1834 e il 1837 divulgò la "ricetta" per la produzione di un vino rosso piacevole, frizzante e di pronta beva.

La domanda superava l'offerta e si iniziò a produrre questo vino, con le stesse uve anche nelle zone limitrofe e venduto come Chianti, ma la zona si allargò un po' troppo, tanto da spingere nel 1924 un gruppo di 33 produttori a proteggere il vino in un Consorzio. Nel '32 la zona più antica potè aggiungere la dicitura "Classico". Nel 1996 al vino Chianti Classico viene riconosciuta la propria autonomia dal Chianti generico con un disciplinare specifico e ne fanno parte 14 comuni siti tra Firenze e Siena. Il simbolo di riconoscimento del Chianti Classico è lo stemma con il Gallo Nero.

“A proposito... a pochi chilometri dalla Fattoria di Bagnolo si entra nell'abitato di Impruneta o più comunemente L'Impruneta con l'articolo, nota soprattutto per la famosa terracotta. Brunelleschi ne utilizzò la terracotta per la costruzione della celeberrima cupola. Già nel 1308 esisteva una corporazione di 23 artigiani orciolai, che producevano orci, atta a controllare la qualità del prodotto.
Impruneta

Appena oltre il confine nord della ristretta zona del Chianti Classico, sui Colli Fiorentini, una delle 7 sottozone del vino Chianti, troviamo Impruneta FI. Qui ha sede una antica tenuta, la Fattoria di Bagnolo dei Marchesi Bartolini Baldelli. Questa tenuta fa parte di altri possedimenti della nobile famiglia che ha origini a Gubbio nel 1080. Risalente al 1419, la Fattoria di Bagnolo, detta allora "Al Fronte" appartenne ai Machiavelli fino al 1585. Acquistata dalla famiglia Bartolini Baldelli nella prima metà del XIX secolo è ora seguita e gestita dalla pronipote Giovanna aiutata dai figli e dal fratello.

La Marchesa Giovanna, aprendomi i cancelli della Fattoria di Bagnolo è come se mi spalancasse un libro di storia. Sentendo la sua voce, mi accorgo solo dopo della sua leggera inflessione fiorentina, una sobria eleganza, modi aggraziati e alquanto gentili, mi parla di secoli di storia della sua famiglia, la corte dei Medici e dei Lorena e camminando nella tenuta si respira un'atmosfera spessa 6 secoli. Si attraversano portoni e si salgono scale ancora originali del XV secolo. Tuttavia io sia al cospetto di una Marchesa di antica e aristocratica famiglia noto un fare generoso e umile. Quell'umiltà che eleva sia chi la indossa che chi la fruisce. Sono di fronte ad una vera lavoratrice della terra che produce i suoi vini con sapienza e devozione per il prodotto, amore per le tradizioni e attenzione ai particolari.

Dopo una visita alla cantina, alla bottaia e alla tenuta ci accomodiamo per una degustazione. Il tavolo ben apparecchiato di una merlettata tovaglia bianca e ricolmo di ogni prelibatezza. Di fronte a me le bottiglie che intendo assaggiare e i calici vuoti, pronti a ricevere il Chianti Colli Fiorentini DOCG.

Il primo che assaggio, in realtà, è un rosato prodotto con sole uve Sangiovese, il Maralò 2019 un vino IGT da tutto pasto di un bel colore rosa corallo chiaro e al naso, discretamente intenso, arrivano note di ribes e ciliegia, al sorso ci appare giustamente fresco e un leggero tannino si scorge ancora, direi abbastanza equilibrato.

La Signora Giovanna mi serve un Chianti Colli Fiorentini DOCG 2018 che colora il calice di rosso rubino violaceo e gli aromi appaiono subito chiari grazie ad una certa intensità, frutti rossi e fiori viola e rosa, qualcosa di speziato come il pepe bianco, leggero il balsamico avvertito. Al palato la bella freschezza bilanciata da una discreta alcolicità, siamo a 14%, ci avvolge e ci ammalia con la note speziate e balsamiche arriva dritta al cuore, i tannini sono ben addestrati e una persistenza notevole mi invoglia ad assaggiare cose nuove invitanti piatti a mia portata del mio braccio. Un pericolo per il mio colesterolo.

Il terzo calice che mi viene proposto contiene il Chianti Colli Fiorentini DOCG Riserva 2017 e già notiamo il colore più maturo che volge ad un rubino più deciso con riflessi granata, conquista subito il naso con la sua eccellente intensità e i frutti rossi maturi, ciliegia in confettura, tabacco, cuoio e un più netto balsamico. Il sorso è piacevole, caldo, giustamente sapido, i poderosi ma morbidi tannini ci avvertono di una certa signorilità, una robusta spalla, la persistenza è notevole.

Evidentemente non nascondo la mia soddisfazione che si riflette nei sorrisi compiaciuti della Signora Giovanna, la quale mi esorta ad assaggiare altre prelibatezze dai piatti. Ma la mia breve visita volge al termina e si arriva ai saluti.

Acquisto qualche bottiglia e si discute ancora un po' di vino e futuro, daini che mangiano i grappoli e cinghiali che lacerano le recinzioni.

Una bellissima esperienza dentro la storia, circondata da eccellenti prodotti e la conoscenza, che mi porterò sempre dentro, di una Signora Marchesa determinata a produrre vini sempre migliori per sgomitare tra i giganti del Chianti attorno a lei e poco lontani. Mi inchino, no non è vero, le stringo la mano e lascio la Fattoria di Bagnolo attraversando un viale tra gli olivi secolari, il sole è ancora alto e scotta ma non ci faccio caso, penso a quel viale polveroso percorso anche da Niccolò Machiavelli tanti anni prima di me.



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