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Il tempo e Mezzanotte

Aggiornamento: 4 dic 2020

Non un bene prezioso, non un monile d'oro intarsiato o un diamante incastonato, invisibile ma determinante, passa, non ti sfiora, non ti rendi conto che è tutt'intorno a te, in ogni cosa, dentro ogni cosa. Quando te ne accorgi è sempre troppo tardi, è già passato. Un attimo fa, prima. Talvolta, se lo senti, può fare paura.

Il tempo passa e non te ne accorgi, lo vedi nella vita di ogni giorno, di ogni istante. Lo vedi quando cadono le foglie e poco prima eri di fronte alle onde del mare in una tiepida serata d'estate, te ne accorgi quando i fiori sul tavolo perdono i petali e si affievoliscono, quando appare il primo capello bianco.

I minuti, le ore, i giorni, le stagioni, gli anni, le generazioni.

Sono proprio le generazioni che sottoscrivono il passare del tempo, quando giro e vago per cantine, mentre bevo vini e mi nutro di storie umane raccontate dai proprietari, vignaioli, eroi, compaiono sempre i bisnonni, i nonni, i figli. Bello che sia così. Ti raccontano che oltre agli attrezzi, ai muri e ai mezzi per lavorare la terra o la vigna, si lascia in eredità un'altra cosa che non la si compra: la passione, l'amore per il lavoro della terra. La creatività però, la creatività la devi avere, non la si compra e non la si trasmette.

Al momento spostiamoci, non attraverso il tempo ma verso il centro d'Italia, in una delle nuove frontiere dell'enologia nazionale, torniamo nelle Marche.

Questa meravigliosa regione ci regala paesaggi stupendi con gli Appennini che degradano verso il mare tra valli e dolci orizzonti. Nelle verdi vallate baciate dal sole che da boscose verso occidente, si riempiono di campi e filari verso il mare ad oriente, si infilano le correnti che dall'Adriatico spirano verso le colline, cariche di regali presi in prestito proprio dal mare.


“A proposito... oltre ad eccellentissimi vini, le Marche vantano altre meravigliose eccellenze gastronomiche. Olio, formaggi, tradizioni da forno, pesce e salumi. Proprio tra i salumi vorrei sottolineare una perla degli Appennini marchigiani: il salame di Fabriano. Citato anche da Garibaldi, la storia di questo insaccato si perde nella notte dei tempi. Prodotto con le parti nobili del maiale e condito solo con sale e pepe è prodotto da pochissimi artigiani. Non perdiamolo!
Salame di Fabriano

Proprio tra queste valli è da tempo immemore che si fanno vini, si alleva la vite e si producono, negli ultimi tempi, bottiglie di eccellente qualità. Nelle Marche oltre a Sangiovese, Montepulciano, Verdicchio e Trebbiano, autoctoni di razza che si dividono la percentuale maggiore di ettari, alcuni internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon stanno conoscendo discreti successi. Vorrei menzionare anche una certa produzione di Sauvignon Blanc che segue diverse filosofie di produzione, quella più esotica, espressione del nuovo mondo vitivinicolo e quella più francese con risultati interessanti per entrambe le versioni.

In particolare nei pressi di Senigallia AN, troviamo la DOC Lacrima di Morro d'Alba.

Ritrovamenti in mare di anfore vinarie romane ci fanno capire che il vino lo si fa da almeno duemila anni. Il declino dell'impero, le invasioni barbariche, la scorrerie dei saraceni, hanno fatto ripiegare le popolazioni dal mare verso l'interno che per difendersi erigevano mura, bastioni e torri di guardia. Le coltivazioni subirono dei mutamenti, le vigne, sempre salvaguardate dai monaci, associate agli alberi da frutto vennero incluse in piccoli appezzamenti recintati e la produzione di vino, dall'epoca romana, spesso si ridusse al solo uso liturgico. Nel Medioevo poi la produzione vinicola tornò ad aumentare fino alla tragedia della fillossera.

Dell'uva Lacrima, con cui si fa il vino che da il nome alla DOC, si hanno notizie fin dal 1167, per merito dell'Imperatore Federico Barbarossa. La precocità di germogliamento, della Lacrima e la conseguente difficoltà di allevamento, ha visto diminuire gli ettari vitati a lei dedicati fino al dopoguerra, anni di esigenze quantitative e meno qualitative.

Da qualche decennio questo vino ha ripreso le quote di mercato che merita e nel 1985 è stata riconosciuta la DOC Lacrima di Morro d’Alba che ha dato nuovo coraggio ai produttori locali come l'Azienda Agricola Mezzanotte.

Siamo nel 1924 e nonno Giovanni arriva a Bettolelle, entroterra di Senigallia, per fare il mezzadro occupandosi di colture diverse tra cui la vigna. Amore per la terra, i suoi prodotti e il territorio vengono trasmesse al figlio che nei primi anni '80, lasciata la mezzadria, si trova ad occuparsi dei primi terreni di proprietà con la grande esperienza acquisita nel tempo. Amore per la terra non è solo quel sentimento che fa apprezzare il luogo in cui vivi e hai vissuto ma è un amore viscerale per tutto ciò che essa rappresenta. Viverla, capirla, curarla, dedicarsi a lei perché essa ti può restituire con miracoli della natura tutta la tua fatica, il tuo tempo speso per lei. Qui a Bettolelle, i Mezzanotte perseguono e si fanno promotori di questa filosofia quando, quasi un secolo fa, era loro chiara l'idea di lavorare, con metodi meno invasivi possibile, quella stessa terra sulla quale vivi, abiti, respiri.

Proprio con questi presupposti i vini che vengono prodotti da Mezzanotte rispecchiano naturalmente la propria terra, in bottiglia troviamo un concentrato di autentica espressione di tutto ciò che rappresenta il territorio e la filosofia aziendale.


Arrivo in una piovosa e grigia mattina e purtroppo la passeggiata in vigna non la si può fare ma procedo con una visita in cantina, ben tenuta e organizzata, prima che Lorenzo mi faccia accomodare e mi porga il calice pronto ad essere riempito. Ho avuto modo di conoscere Lorenzo Mezzanotte ad una mostra mercato dei vignaioli FIVI, di cui fa parte, una persona squisita, umile e gentile, consapevole che ciò che fa lo fa con la stessa identica passione con cui il nonno e il padre si sono dedicati alla terra. Infatti eccolo ristrutturare significativamente l'Azienda, sviluppare l'allevamento della vite e dei vini prodotti. Sempre spazio per il Verdicchio Castelli di Jesi e Lacrima di Morro d'Alba ma entrano in scena il Montepulciano e l'Incrocio Bruni. Potature, diradamenti controllo del carico delle gemme, vendemmia, ogni cosa la si fa a mano per avere un controllo e un contatto con la vite.

Lorenzo mi versa un Verdemare, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico 2017, da vigne di 40 anni. Partiamo col botto! Il calice sorride, e io lo seguo. Vino molto interessante, giallo paglierino abbastanza carico con lievi riflessi verdolini, dal colore capiamo subito che questo vino ha riposato un po' di mesi. Il Verdemare fa 18 mesi di affinamento in botti di cemento vetrificato e 6 mesi in bottiglia prima di poter essere aperto, come da disciplinare. Nel calice non è liquido e sfuggevole ma il suo bel corpo lo si nota, ne si percepisce il peso, il naso è complesso, sensazioni floreali precedono agrumi e frutti a polpa gialla ben maturi, erbaceo. Il sorso è esaltante, non è affilato come un Verdicchio giovane anche se la sua innata acidità resta eccome, decisamente sapido ma 24 mesi di riposo l'hanno ammorbidito rendendolo piuttosto carnoso, sul finire una mandorla non ci sorprende. Un ottimo equilibrio che allunga le sensazioni in una bella persistenza. Perché non abbinarlo ad un tagliolino alla pescatora o con una bottarga? Lo vedo bene anche a fianco ad una carne di tacchino condito con una salsa di verdure in riduzione.

Non faccio in tempo a pensare ad altri abbinamenti che Lorenzo mi pone davanti un calice con il Vigoria, Incrocio Bruni 54 IGT del 2019. Il vitigno detto in loco anche Dorico si trova quasi esclusivamente nelle zone di Ancona e Macerata. Le uve per produrre questo vino sono il risultato dell'impollinazione tra viti di Verdicchio e Sauvignon che l'ampelografo senigallese Bruno Bruni ottenne nel 1936. Il vino che ne consegue è giallo paglierino con brillanti riflessi dorati, il naso è ricco, fruttato e floreale, pulito, con frutta gialla quasi acerba, agrumi e nota di mandorla. Al palato il sorso è rotondo, muscoloso. Il pompelmo del Sauvignon si mescola con la sapidità del Verdicchio e ritornano, a conferma del buon lavoro svolto in vigna e cantina, i sentori percepiti poco prima al naso. Il Verdicchio e il Sauvignon collaborano perfettamente per un vino fine ed elegante.

Lo beviamo con un antipasto di pesce di media struttura? Sautè di vongole, canocchie, mazzancolle con sedano e scorza di arancia.

Non mi alzo dal tavolo finché non assaggio una Lacrima di Morro d'Alba e Lorenzo non si fa attendere.

La pianta produce grappoli con acini dal colore blu intenso, che hanno la particolarità d’avere una buccia molto fragile, suscettibile a fessurarsi nel corso del periodo di maturazione. Le piccole gocce che escono dagli acini, danno appunto il nome di “lacrima” al vitigno. Ecco il Passione, Lacrima di Morro d'Alba Superiore DOC 2017, dopo la macerazione si infila in grandi botti di rovere e dorme per per 24 mesi. Bellissimo rosso violaceo che colora il calice e l'intensità di questo vino mi arriva diretta come un treno in corsa, il naso si esalta con frutti rossi maturi, mora e sottobosco, una bellissima viola e una ammaliante rosa, il sorso è pieno e caldo, il mirtillo e l'amarena in confettura si uniscono al bouquet. I tannini ci sono ma sono morbidi e vellutati, si uniscono ad una leggerissima sapidità che dà una nota amara sul finire. Un prodotto fine ed elegante e a suo modo ben equilibrato. Eccezionalmente, secondo me, questo non è un vino da abbinare ad un piatto ma, al contrario, dovrebbe essere un piatto ad essere abbinato ad un vino così particolarmente profumato. Comunque, il brodetto di pesce all'anconetana ha una struttura tale da essere ben abbinato alla Lacrima, tanto per incominciare. Salumi tipici sono ben accoppiabili come il salame lardellato di Fabriano o il ciauscolo.

Molto soddisfatto e felice di avere passato un paio d'ore con Lorenzo Mezzanotte, lo saluto e faccio tesoro di questa esperienza. Felice di avere incontrato un testimone del tempo che passa, un erede di tradizioni e passioni che sicuramente colorano i suoi giorni, i suoi tempi, pronto per trasmettere tutto ciò al futuro.

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