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I vini delle sabbie. Vini antichi

Aggiornamento: 20 ott 2020

Sovente esaltiamo terroir blasonati, colline meravigliose, boschi e montagne. Certo ci sono terreni e zone universalmente riconosciuti per essere particolarmente vocati alla produzione di vini, e che vini! Ci sono poi singoli appezzamenti di terreno, versanti di alcune singole colline, addirittura solo alcuni filari che danno vita a vini eccezionali, perfetti. Se poi ci imbattiamo anche in un'ottima annata, grazie ad un clima e a un meteo particolarmente gentili, allora si che siamo davanti a vini irreplicabili e unici. Vere perle che i tanti non potranno mai assaggiare.

Una delle cose belle e affascinanti che mi hanno fatto avvicinare al mondo enogastronomico è sicuramente la varietà e la diversità che compongono l'intero panorama della nostra Italia. Forse lo ripeterò, ma vi siete mai accorti che ogni 30-40 chilometri cambia la cucina, cambiano le tradizioni, cambiano i costumi e i vini? Certo non è una formula matematica ma provate a farci caso in una vostra breve escursione. Beh forse i costumi e le tradizioni fanno parte di zone più ampie ma il cibo e il vino, fondamenti della nostra cultura, mutano, poco ma mutano. Un esempio che porto sempre alle serate che organizzo è il mio principe, il tortellino. Bolognese, modenese, cappelletto romagnolo, e reggiano, anolino parmense e piacentino. Ci sono anche quelli veneti di Valeggio sul Mincio. Sempre pasta ripiena certo, ma cambiano, anche solo di poco, la forma, la chiusura, il ripieno e la cottura. Poco?

Dalla scodella torniamo al calice, e facciamo un paragone. Ogni pochi chilometri troviamo vini differenti e dalle famose montagne valdostane e altoatesine o dall'Etna, dal Vulture, scendiamo sulle colline di tutta Italia e poi nelle valli, lungo i fiumi, negli altopiani e nelle pianure alluvionali.

Poi andiamo al mare dove il Po sfocia nell'Adriatico, più precisamente subito dietro il Delta del Po, su quelle terre strappate al mare dall'uomo dove tempo fa c'erano isole di sabbia e paludi, canne e acque salmastre. Ma prima? Con la necropoli di Spina sono stati rinvenuti importanti insediamenti greco-etruschi risalenti al VI secolo a.C., poi le invasioni dei Galli, i Romani e la sempre più importante Ravenna con la flotta d'oriente di Ottaviano alla fonda a Classe. Ferrara e Comacchio, i Bizantini, il tempo che corre, i cambiamenti e le necessità delle popolazioni di trovare terreni coltivabili o sfruttare le paludi e le navigazioni.

Le stagioni si rincorrono e anche le vendemmie. Il mare si allontana, l'uomo lo aiuta, serve terra, il grano non cresce nell'acqua, nemmeno in quella salata. Qui non troviamo un contesto ideale per la produzione di vini, soprattutto a livello geologico, per questo motivo si sviluppa una vitivinicoltura singolare, unica, intrigante.


Mettiamoci anche che il clima, caldo e molto umido non aiuta di certo la produzione, la vicinanza del mare però concede una discreta escursione termica tra giorno e notte offrendo poi nei vini una finezza aromatica tutta particolare, delicata e ammaliante.

I terreni composti anche dal 95% di sabbia hanno tenuto a distanza la terribile fillossera che devastò i vitigni di tutta Europa tra '800 e primi del '900. Nelle sabbie il parassita non riesce a sopravvivere lasciando vivere le viti. A differenza di quasi tutto il panorama nazionale, qui le piante hanno il piede franco, cioè non devono essere innestate su un piede americano, resistente al parassita. Se ne deduce quindi che nelle sabbie, possiamo trovare viti realmente antiche. Sappiamo anche che le viti con piede franco hanno una longevità maggiore e scopriamo piante anche di 80 anni. Da impianti così datati possiamo ottenere frutti migliori che ci offrono delle peculiarità interessanti, complessità e una fine aromaticità.


“A proposito... la meravigliosa Abbazia di Pomposa risale al IX secolo, in età longobarda, ed è uno dei più importanti esempi di architettura romanica del Nord Italia. Era inizialmente circondata dalle acque e una comunità monastica era già stanziata qui nel VI e VII secolo”.
Abbazia di Pomposa

I vini prodotti in queste particolari zone fanno parte della DOC Bosco Eliceo tra le province di Ferrara e Ravenna. Noi andiamo a Pomposa di Codigoro FE.

Nella DOC Bosco Eliceo le uve che si allevano sono il Fortana, Merlot, Sauvignon, Trebbiano Romagnolo e Malvasia. Il Fortana sembra sia stato introdotto da Renata di Valois, figlia di Luigi XII di Francia andata in sposa a Ercole II d'Este. Un'uva proveniente dalla Côte-d’Or della Borgogna, chiamata infatti anche uva d'oro o uva francese e la ritroviamo anche nel parmense.

Sotto l'ombra del campanile dell'antica, meravigliosa, unica e spettacolare Abbazia di Pomposa, troviamo un produttore di vini delle sabbie, Corte Madonnina.

Dalla cura della vigna inizia il percorso di qualità che da 60 anni viene intrapreso dalla famiglia Scalambra, percorso che prosegue in una cantina fornita di moderne tecnologie per produrre 50.000 bottiglie dai 6 ettari dell'azienda. Anni di investimenti hanno permesso di alzare il livello qualitativo dei vini di Corte Madonnina e ho avuto il piacere di assaggiarne alcuni. Vittorio, il titolare, come tutti i bravi vignaioli mi parla del suo vino come di un figlio, esaltandone le caratteristiche ma prima di tutto mi parla del lavoro che precede la stappatura di ogni bottiglia, dal lavoro tra i filari, la cura della vigna e la cantina, con costanza e attenzione ai particolari, ogni anno è diverso, ogni stagione fa la sua storia e di storie da raccontare ce ne sarebbero centinaia, forse migliaia.

Apriamo un Insula Pomposiana 2017, un assemblaggio di Merlot e Fortana che dopo la fermentazione in acciaio con continui rimontaggi seguono due affinamenti diversi, due percorsi distinti e le percentuali cambiano in base alla stagione. Il Merlot affina solo in acciaio mentre il Fortana riposa 4 mesi in tonneaux. Una volta assemblati sonnecchiano insieme altri 4 mesi in bottiglia.

Una volta nel mio bel calice ampio lo lascio ossigenare qualche minuto, forse pochi, e si nota un bellissimo colore rosso rubino con riflessi granati, il naso è abbastanza intenso, subito scorgiamo i frutti rossi maturi che il Merlot, sostenuto dal melograno del Fortana, ci svela, la classica nota erbacea del Merlot si fonde con dei finali di timo, liquirizia e origano magari più vicini al Fortana. Un blend interessante anche perché al sorso arriva immediata una discreta acidità e una mineralità non indifferente, componenti che sostengono questo vino non particolarmente alcolico, 12%. Il tannino si aggira tra lingue e palato e si fa sentire ma non è prepotente, buona la persistenza. Un vino che si abbina, secondo me, con un piatto tipico ferrarese come la salamina da sugo con il suo purè di patate o con carni rosse piuttosto sostenute.

Passo al Fortana in purezza, tra una fetta di salame e un "ciupin" di pane ferrarese, Vittorio mi serve il suo Fortana del Bosco Eliceo DOP 2018 che sviluppa un 11,5% di alcool, leggerino direi. Il color rosso rubino ci anticipa che al naso sentiremo piccoli frutti rossi croccanti, non troppo maturi e melograno, le spezie come timo, foglie di origano e pepe spiccano su un altro fine bouquet speziato di sottofondo, una liquirizia è lì, sul finire. Leggermente intenso ma una bella persistenza olfattiva fa da anticamera alla bella e importante sapidità che arriva al palato dove spiccano le erbe aromatiche secche che ci regalano un finale leggermente amarognolo dove il tannino robusto sguazza.

Direi ottimo con un piatto tipico della zona come la grassa anguilla, al modo di Comacchio, in umido.

Piacevolmente sorpreso, saluto Vittorio Scalambra e ci diamo appuntamento per assaggiare i suoi vini con i piatti di cui sopra accennavo magari in un ristorantino di Comacchio, tra i suoi canali. Sorpreso perché ho avvertito la voglia di far uscire dall'oscurità, dal dimenticatoio, dall'oblio i vini delle sabbie e ricollocarli dove dovrebbero stare, non sono vini, quelli del Bosco Eliceo, scontati o banali ma vini antichi che accompagnano bene una larga fetta della cucina italiana e la freschezza e leggerezza del Fortana in purezza mi rimanda a piacevoli serate in compagnia. Interessanti anche le versioni frizzanti e gli abbinamenti che si possono fare, ma ora cala il sole e questo autunno si prepara per altre cose. Io e Vittorio ci vedremo presto e si sentirà il profumo del mare e il silenzio delle Valli del Delta.




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