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Non la solita Toscana

Non solo Chianti, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano o Bolgheri.

Ma anche Vermentino, Merlot, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Syrah e tanti altri ancora. Certo, senza quei vini più conosciuti sempre sotto i riflettori che varcano gli oceani e riempiono i calici di mezzo mondo, senza gli scandali, senza la storia e la cultura cosa sarebbe la vitivinicultura toscana? Beh ci sarebbe tantissimo da dire, litri di inchiostro su quintali di carta, potremmo riempirci le orecchie per un anno senza mai godere di un minuto di silenzio. Se ci fermiamo un poco prima di Bolgheri per esempio, ci troveremo in una DOC detta Terratico di Bibbona. Siamo a sud di Livorno, sulla costa degli etruschi, dove il vino lo si fa da millenni. La DOC prende il nome da un piccolo comune, Bibbona appunto che insieme alle amministrazioni comunali di Rosignano Marittimo, Collesalvetti e Cecina formano il territorio che andremo a raccontare. Sulla costa sono 40 i km da nord a sud e nell'entroterra si spinge per 8 km circa. Terratico è una parola toscana antica che fa riferimento ad una forma di tassazione dei fondi in affitto per la produzione di olio, non di vino. Il territorio è compreso tra altre due DOC, a sud troviamo la DOC Montescudaio e a est la DOCG Chianti Colli Pisani. La vicinanza con il mare fa si che il clima goda di condizioni ottimali con brezze che spirano continuamente dal mare alla terraferma e viceversa, asciugando così gli acini che non subiscono così l'azione di funghi e malattie portate dall'umidità.

In questo meravigliosa zona ricca di borghi antichi, vedute con scorci mozzafiato e bagnata da un mare ricco di storia, dove si tagliano all'orizzonte l'Elba e Capraia, abbiamo conosciuto l'Azienda Agricola Massimo Ciarcia. Un'azienda condotta a livello famigliare dove si lavora con determinazione e tenacia. Sita su terreni argillosi ricchi di ciottoli, baciata dal sole i vigneti sono messi a dimora a un'altezza varia tra i 60 e i 70 metri sul livello del mare.



Ho avuto l'occasione di assaggiare i loro vini e la passione di Massimo viene imbottigliata insieme ai loro prodotti. Segnalerei "Le Carraie", Vermentino toscano in purezza. Appare alla vista giallo paglierino con riflessi verdognoli e al naso intenso, con sentori di agrumi e frutta gialla poco matura, timo e spezie della macchia mediterranea. Al sorso si presenta fresco e giustamente sapido, fine ed affilato. Agile e abbastanza persistente. Da abbinare a piatti di pesce come un semplice piatto di tagliolini alla pescatora o carni bianche di leggera struttura.


“A proposito... vicino all'azienda di Massimo Ciarcia si trova la piccola ma importante DOC Bolgheri, compresa nell'intero territorio comunale di Castagneto Carducci. Meritano sicuramente una visita sia il borgo di Bolgheri che l'abitato di Castagneto. Segnalo il Museo Archivio Giosuè Carducci, un percorso che sottolinea i momenti della vita e dell’attività letteraria del poeta“.
Museo Archivio Giosuè Carducci

Un bianco che ovunque lo sia andato a presentare e fare assaggiare ha trovato i favori del pubblico è "La Cappella Bianco". Un assemblaggio di Trebbiano toscano e Vermentino toscano, rispettivamente al 70% e al 30%. Vinificazione classica in bianco, fermentazione in acciaio, decantazione naturale e imbottigliamento. Potrebbe essere tutto qui ma quando lo accompagnerete ad una insalata di polipo con patate o a un piatto di fritto di paranza ne scoprirete le potenzialità. Giallo paglierino chiaro con bei riflessi brillanti, il naso è abbastanza intenso ma il bouquet è ricco e ben equilibrato, frutti gialli e bianchi non ancora maturi, agrumi, spezie, tiglio. Al palato intenso ed energico, non si defila subito ma rimane a danzare tra lingua e palato esaltando la freschezza e la mineralità, evoca tutto il mare che ha immagazzinato sulla pianta dentro ogni acino. Un bianco tutto d'un pezzo di giusta persistenza. Lo ricorderete se avrete l'occasione di poterlo assaggiare.

Ogni vino di Massimo mi ha dato un emozione e tra i rossi menzionerei il Mistobosco Rosso, un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon e il Mistobosco Superiore Rosso, prodotto con uve Merlot e Sangiovese. Sono vini rossi toscani dove terra e sole ci parlano direttamente dal calice, adatti a piatti di cacciagione o carni rosse tipici della cucina toscana. Massimo Ciarcia produce altri vini rossi di alta qualità e un rosè da sole uve Sangiovese che sta ottenendo un grandissimo successo oltreoceano.

Presto avrò il piacere di incontrare ancora Massimo per scambiare diverse parole e discutere della nuova annata. Non vedo l'ora di assaggiare di nuovo tutti i suoi prodotti, confrontarli con le annate passate e magari scriverne caratteristiche ed emozioni evocate.

Quindi fritto di pesce o cinghiale alla maremmana?

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