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A come Alionza, il vitigno dimenticato

Tra vitigni dimenticati si celano vere eccellenze tutte da riscoprire, scopriamo l’Alionza e un suo vino, sollievo dei sensi e conforto dell’anima...

Alessandro Zanardi e la sua Barbera DOC Colli Bolognesi

Partendo dall’abitato di Bologna, percorriamo la SS 64 Porrettana in direzione Pistoia e giunti a Sasso Marconi la bassa Valle del Reno...

Fiorini, a gaze beyond Lambrusco

Border land, lands in which the accent changes and the western Bolognese (from Bologna) is replaced by the first hints...

Il Vedicchio secondo Libenzi

Siamo a San Filippo sul Cesano, comune di Mondavio, Pesaro Urbino. La via Pergolese è una delle tante strade che unisce la costa all’entroterra...

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Il curioso Centesimino

Ma il primo amore si può dimenticare? Si possono dimenticare quelle sensazioni e quelle emozioni?

La Cappella Bianco 2020

Siamo a sud di Livorno, sulla costa degli etruschi, se ci fermiamo un poco prima di Bolgheri per esempio, ci troveremo in una DOC detta Terratico di Bibbona...

La leggenda di Plinio il Vecchio e il Pino Lieto

Apprezzati da tempo immemore, i Colli Bolognesi hanno visto la storia attraversare le proprie valli, risalire i pendii e correre giù per le discese. Villanoviani, Etruschi, Galli Boi, Romani e poi il declino dell'impero e i secoli bui con Longobardi, i Franchi di Carlo Magno, i Papi, insomma tanta storia, tante battaglie, fino alla Linea Gotica.
Un susseguirsi di salite e discese tra filari, castagneti, querceti e faggeti, in realtà alcune strade cittadine sono già in pendenza, tra un campo inclinato ed un altro, cespugli di ogni foggia accennano alla presenza di un fosso o un ruscello con acque fragorose, soprattutto in primavera. E’ straordinario come il paesaggio bucolico e sereno sia realmente a pochissima distanza da sensi unici e semafori.
Oltre a tutto questo trasudare di meravigliosi paesaggi e importante storia, su questi Colli trovano posto anche notevoli eccellenze enogastronomiche. Mentre quella culinaria può essere più conosciuta la parte enologica invece lo è assai meno.
Facciamo allora un po’ di luce; quando arrivarono i Romani, tra il 196 e il 189 a.C. il vino lo si faceva già da molti secoli e i conquistatori ne proseguirono la tradizione, anzi, la consolidarono.
Una leggenda che rimbalza sui Colli Bolognesi recita che “nella sua Naturalis Historia, Plinio il Vecchio, già nel 77-78 d.C. accennava ad un Pinum Laetum "Pino Lieto" vino che non era apprezzato in quanto poco dolce per i gusti dell'epoca”. Ricordiamo che i Romani bevevano un vino assai diverso da quello che beviamo ora, si mescolavano al vino miele e spezie, insomma più che vini erano bevande. Il "Pino Lieto" che è sottile, fresco e floreale, non entrava nelle grazie dei bevitori. Gli era preferito il Falernum, più intenso, morbido, suadente.
Con il Pino Lieto introduciamo il vitigno più importante dei Colli Bolognesi, il Pignoletto.
Non abbiamo comunque nessuna prova che il nome dato da Plinio il Vecchio, attraverso i secoli, si sia trasformato in Pignoletto si pensa che il nome derivi dalla forma del grappolo, simile ad una piccola pigna.
Il vino a DOCG “Colli Bolognesi Pignoletto” assume il nome dall’omonima località nel Comune di Valsamoggia, non lontano da Monteveglio.
Lo si produce con l'uva Grechetto Gentile detto un tempo Alionzina dagli abitanti della zona.
Confuso spesso con il Riesling o il Pinot Bianco, il Grechetto Gentile ha lo stesso DNA del Grechetto di Todi e si pensa che quest'uva sia stata portata dalla Grecia in Magna Grecia e che abbia avuto qui un suo particolare sviluppo e diffusione, fino alle colline felsinee.
Lo possiamo trovare nelle versioni Classico Superiore, Superiore, Frizzante e Spumante ed è stata la seconda DOCG regionale dopo l’Albana. Da provare la versione Metodo Ancestrale di vigneron creativi e visionari.
Il Pignoletto ci offre un vino il cui colore è un bel giallo paglierino con riflessi verdognoli, il naso è un bouquet di pesca bianca, pompelmo, buccia di cedro, mughetto, camomilla, anche fieno. La versione superiore potrebbe regalarci anche pepe bianco, glicine per arrivare anche a sentori di basilico. Il sorso, piacevole e sottile, sempre fresco e giustamente sapido chiude con una mandorla amara e buccia di agrumi.
Gli abbinamenti possono essere vari e molteplici, dagli aperitivi in poi, la versione Frizzante o Spumante le abbinerei a salumi e crescentine, con un piatto di tortellini in brodo trovereste una piacevolissima sorpresa. Sorseggiarlo con una bella rosetta farcita di mortadella appena tagliata? Le annate più giovani potrebbero trovare un buon matrimonio con scaglie di Parmigiano Reggiano 12 o 24 mesi.
Perfetto anche con piatti di pesce non strutturati, carni bianche e formaggi freschi.

da "Nelle Valli" aprile 2022

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